Recensione a “The story of God”

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The story of God è una serie documentario che si può rinvenire su Netflix che affronta varie questioni centrali della fede: l’eletto (la figura religiosa che da inizio ad una religione), il paradiso e l’inferno, la prova dell’esistenza di Dio, il potere dei miracoli ed altri temi importanti. L’approccio è multireligioso e multietnico, vi è una panoramica di come questi temi vengono raccontati e vissuti dalle varie religioni. L’idea di affrontare queste tematiche è ottima, ma il modo in cui il documentario le tratta è troppo dispersivo, passa da una religione ad un’altra nel giro di 5-6 minuti. L’intento è ambizioso, il risultato è piuttosto superficiale. Di positivo vi sono le molte interviste, ai fedeli delle varie religioni. Ma anche queste interviste non sono approfondite, ci sono spezzoni di pochi minuti in cui si finisce per annunciare delle banalità. Ad esempio nel capitolo sul paradiso e l’inferno, la conclusione è che il paradiso è amore, per qualsiasi credo religioso. Non si possono trattare temi così importanti, farti venire l’acquolina in bocca nel desiderio di conoscere, indagare, e poi confezionare delle banalità. L’approccio multireligioso è relativista, se tutto è vero, niente è vero. Se in ogni religione vi sono delle verità allora cade il fondamento della fede. Perchè credere in qualcosa, quando si può credere in tutto? Credere in tutto significa non credere a niente. Affermare che ogni religione è vera,significa affermare che nessuna è vera. Ci basti ricordare il primo comandamento: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”. E “astenetevi al sacrificare agli idoli”. Gesù che ci dice.” Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Ora, un documentario deve intrattenere non enunciare verità assolute, e questa serie Netflix si guarda con piacere quindi la sua funzione di entertainment è raggiunta. In generale il giudizio è positivo, vengono raccontate curiosità delle varie religioni che possono suscitare interesse. Dal punto di vista del giudizio di valore, il taglio è troppo relativistico ed il livello superficiale.

Il mio desiderio sarebbe un ciclo di catechesi su questi temi, magari gestito ed approvato dalla CEI. Su Internet si possono trovare molti canali di catechesi, creati da parroci, ma qualcosa di ben strutturato e studiato per attrarre e allo stesso tempo evangelizzare non c’è.