San Michele Arcangelo e le sue apparizioni a Monte Sant’Angelo

Oggi, 29 settembre, ricorre la festività di San Michele Arcangelo e dei Santi Arcangeli Gabriele e Raffaele e voglio raccontarvi la storia suggestiva delle apparizioni di questo maestoso angelo in una grotta situata in Puglia, sul Gargano. Questo luogo fu oggetto di pellegrinaggi nei secoli, assieme a Mont Saint Michelle in Francia e alla Terra Santa, precisamente al Monte Carmelo, la «Vigna di Dio», monte sacro alle spalle di Haifa. Il monastero carmelitano della Stella Maris, nelle sue origini bizantine, era luogo di culto dedicato all’arcangelo Michele. Una leggenda vuole che la linea, così dritta, fosse stata tracciata dalla spada dell’arcangelo mentre scacciava il diavolo dal Paradiso.

Ma torniamo al posto più vicino a noi: Monte Sant’Angelo, oggetto di ben quattro apparizioni dell’Arcangelo Michele.

La prima risale tra il V ed il VII secolo d.C., un ricco possidente di greggi, il ricco Gargano, perde uno dei suoi tori più belli e manda i suoi servi a cercarlo. Dopo essersi stancato molto a cercarlo uno dei suoi servi lo trova e, preso dall’ira, gli scaglia addosso una freccia avvelenata. Questa freccia viene deviata dal vento e non colpisce il toro,ma bensì il servo, che, turbato racconta tutto al vescovo, il quale indice tre giorni di digiuno e preghiere fino ad avere un’apparizione: al vescovo Maiorano apparve l’Arcangelo Michele che così gli parlò: «Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che era nascosto agli uomini. Un miracolo ha colpito l’uomo con la sua stessa freccia, affinché fosse chiaro che tutto ciò avviene per mia volontà Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Va’, perciò, sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano».

La seconda apparizione avviene durante una lotta militare:

la seconda apparizione, detta “della Vittoria”, viene tradizionalmente datata nell’anno 492. Gli studiosi, tuttavia, riferiscono l’episodio alla battaglia tra Bizantini e Longobardi del 662 – 663: i greci attaccarono il Santuario garganico, in difesa del quale accorse Grimoaldo I, duca di Benevento.

« […] Ed ecco che la stessa notte, che precedeva il giorno della battaglia, apparve in visione al vescovo (Lorenzo Maiorano) san Michele, dice che le preghiere sono state esaudite, promette di essere presente e ammonisce di dare battaglia ai nemici all’ora quarta del giorno».

La battaglia, accompagnata da terremoti, folgori e saette, si conclude con il successo di Grimoaldo. 

La terza apparizione viene chiamata anche “episodio della Dedicazione”.

Nell’anno 493, dopo la vittoria, il vescovo Maiorano decise di obbedire al Celeste Protettore e di consacrare al culto la Spelonca in segno di riconoscenza, confortato anche dal parere positivo espresso da papa Gelasio I.

«Ma la notte, l’angelo del Signore, Michele, apparve al vescovo di Siponto in visione e disse: “Non è compito vostro consacrare la Basilica da me costruita. Io che l’ho fondata, io stesso l’ho consacrata. Ma voi entrate e frequentate pure questo luogo, posto sotto la mia protezione”».

Allora il vescovo Lorenzo, insieme ad altri sette vescovi pugliesi, in processione con il popolo ed il clero Sipontino, si avviò verso il luogo sacro. Durante il cammino si verificò un prodigio: alcune aquile, con le loro ali spiegate, ripararono i vescovi dai raggi del sole. Giunti alla Grotta, vi trovarono eretto un rozzo altare, coperto di un pallio vermiglio e sormontato da una Croce. Inoltre, racconta la leggenda, nella roccia trovarono impressa l’orma del piede di San Michele.

Il santo Vescovo Maiorano vi offrì con immensa gioia la prima Messa. Era il 29 settembre.

La quarta apparizione è forse la più famosa ed è legata alla peste che nel 1656 colse tutta l’Italia meridionale.

L’Arcivescovo Alfonso Puccinelli si rivolse all’Arcangelo Michele con preghiere e digiuni. Il Pastore pensò addirittura di implorare la volontà divina lasciando nelle mani della statua di San Michele una supplica scritta a nome di tutta la Città. E all’alba del 22 Settembre, mentre pregava in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant’Angelo, sentì come un terremoto e poi San Michele gli apparve in uno splendore abbagliante e gli ordinò di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M.A. (Michele Arcangelo). L’Arcangelo disse chechiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. Il vescovo fece come gli era stato detto. Ben presto non solo la Città fu liberata dalla peste, secondo la promessa dell’Arcangelo, ma tutti coloro che tali pietre richiedevano, dovunque si trovassero.

A perpetuo ricordo del prodigio e per eterna gratitudine, l’Arcivescovo fece innalzare un monumento a S. Michele nella piazza della Città, dove ancora oggi si trova.

Io, personalmente, ho visitato molte volte la grotta di Monte Sant’Angelo e l’ho trovato ogni volta molto emozionante e suggestivo. La celebrazione della Santa Messa nella grotta è un’esperienza molto particolare e mistica. In questo luogo si respira sacralità e si sente nell’aria qualcosa di speciale. Consiglio a tutti almeno una visita nella vita a questo luogo sacro.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Luca ha detto:

    Bell’articolo, grazie! Spero di tornare a Castel Sant’Angelo, e visitare la grotta di cui parli! 😉

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  2. aamoreinfinito ha detto:

    Ci sono stata, sensazione da brividi, ci chiedono di pregare molto🙏🙏🙏💞

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    1. C’é un senso del sacro incredibile! Provoca forti emozioni.

      Piace a 1 persona

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