Giuda il Galileo

Studiando la storia del cristianesimo, e frequentando vari gruppi on-line di storia, mi sono imbattuta nelle figure di Teuda e di Giuda il Galileo. Trattasi di due ebrei, quasi contemporanei a Gesù, che si posero nei confronti del popolo come fossero loro il Messia tanto atteso. In realtà avevano entrambi mire politiche e volevano porsi a capo del popolo d’Israele come re, rovesciando la supremazia dell’Impero romano. Oggi vi parlerò di Giuda il Galileo, più avanti forse farò un articolo su Teuda. Giuda il Galileo è un citato negli Atti degli Apostoli 5,37. Ed è ricordato anche da Giuseppe Flavio, lo storico ebreo passato ai romani.
Si era ribellato all’autorità romana in Palestina in occasione del censimento a scopo tributario fatto poco dopo la morte di Erode il grande. Gli Atti degli Apostoli lo citano all’interno di un discorso di Gamaliele che prese la parola nel Sinedrio quando alcuni volevano metterli a morte gli Apostoli..
Dagli Atti: “Si alzò allora nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della Legge, stimato da tutto il popolo. Diede ordine di farli uscire per un momento e disse: «Uomini d’Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini.
Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui furono dissolti e finirono nel nulla.
Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadere da lui si dispersero.
Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest’opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta; ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!»” (At 5,34-39). Vi fu una insurrezione ebrea al tempo del censimento, infatti venne visto come un’ingerenza del popolo romano, un simbolo del loro potere ed una privazione di libertà, oltre che una forma di controllo. Questa rivolta fu capeggiata da Giuda di Gamala, detto Giuda il Galileo, che era a capo del partito degli zeloti, una frangia armata dei farisei, si muovevano armati di un piccolo pugnale, detto Sica, da ciò anche il termine “sicari”. Pur dispersi e ignoti alle autorità romane, essi mantennero sempre vivo lo spirito di un’implacabile avversione politica contro gli stranieri. Ed in particolare contro i romani che sottomettevano il popolo ebreo.
Tale avversione divampò apertamente nella rivolta finale negli anni 69-70. Scomparvero quando i Romani debellarono gli ultimi focolai della rivolta e specialmente quando fu presa la fortezza di Masada, la cui tragica fine è narrata da Flavio Giuseppe (Guerra giudaica, VII, 252ss). Ma Giuda Il Galileo venne crocefisso anni prima, infatti vi è stato un “primo censimento” locale indetto sotto Saturnino, in concomitanza col censimento universale proposto da Augusto dell’8 a.C. per l’amministrazione romana, mentre da Luca e dagli ebrei venne ricordato come il censimento del funzionario Quirino.
Questo Quirino poi, divenuto governatore della Siria, circa 12 anni dopo, nel 6-7 d.C., indisse e portò a compimento un secondo censimento, quello ricordato da Giuseppe Flavio.
Quel censimento scatenò la ribellione finale.
Con molti suoi seguaci Giuda ci lasciò la pelle assieme a una gran quantità di zeloti, che furono crocifissi. Ed è proprio in quel periodo che Gesù era, con la Sacra Famiglia, in Egitto, al sicuro.

Giuda il Galileo, nel 6 e 7 d.C. guidò due rivolte che i romani sedarono nel sangue; si parla di 2000 crocefissi, nel popolo crebbe smisuratamente l’odio per i romani e si preparò il terreno alle le guerre giudaiche.
I suoi figli Simone e Giacobbe furono crocifissi dai romani sotto Tiberio, il suo discendente Menahem si impadronì di Masada all’inizio della rivolta del 66, restando a capo della rivolta in Gerusalemme fino a quando fu assassinato dai seguaci di Eleazar b. Simon.
Eleazar B. Jair, nipote di Menahem, guiderà l’ultima resistenza dei combattenti per la libertà a Masada caduta nel 74 dopo 4 anni dalla caduta di Gerusalemme.

Questa storia è molto interessante ed apre il campo a molte riflessioni: la prima è, ovviamente: “Quindi più persone, nello stesso periodo, si presentarono come il Messia?” Dalle vicende storiche si deduce che si, questo è successo. Ma la grande differenza tra i presunti Messia e Gesù è il messaggio: da una parte la ribellione politica all’impero romano e dall’altra il messaggio universale del Vangelo. Giuda il Galileo e Teuda si presentavano, si all’interno della religione ebraica, si, messaggeri di Dio, ma con fini meramente di potere, successo e dominio politico. Molto distanti quindi dal messaggio di pace, di fraternità, di perdono che ci ha portato Gesù, con il suo “date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio”, prende le distanze dalle lotte politiche dell’epoca, ponendosi su di un piano pienamente spirituale. Piano spirituale ed universale. Un messaggio di amore e speranza dato all’umanità intera, un’immagine di un Dio che ci perdona, attraverso il Suo stesso sacrificio in Gesù, vero uomo e vero Dio, mostrandoci il Suo amore e la Sua Misericordia. Dal sacrificio di Gesù veniamo perdonati dei nostri peccati e riconciliati con il Padre. Si tratta, come possiamo ben vedere, di un messaggio completamente diverso. La questione può far scaturire mille dubbi e mille riflessioni. Mi piacerebbe sentire i vostri commenti qui sotto l’articolo. A presto! 🙂

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